links for 2008-05-15

La vicenda su Travaglio raccontata da D’Avanzo

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Premessa: se leggete tutto il post, come regalo alla fine vi racconto un fatto personale.

Dagli a Travaglio! E’ questo il motto degli ultimi giorni dopo le polemiche scoppiate a causa di quanto affermato dal giornalista sul conto del presidente del Senato Schifani durante la trasmissione Che tempo che fa. Si tenta ovviamente di gettar discredito su un personaggio un po’ scomodo e un po’ antipatico, che si è conquistato la fiducia di una grande fetta di cittadini. Uno dei pochi rimasti a raccontare “fatti”. Uno che per il suo lavoro riceve querele da più parti e poi spesso le vince.

E dagli e dagli, si è scovato questo fatto, uno sgùp - per dirla alla Biscardi - riportato da D’Avanzo su Repubblica, che a dire il vero sfiora i limiti del ridicolo (anche il Corriere ne parla, includendo le dichiarazioni di Travaglio sulla vicenda ).

8 agosto del 2002. Marco telefona a Pippo. Gli chiede di occuparsi dei “cuscini”. Marco e Pippo sono in vacanza insieme, concludono per approssimazione gli investigatori di Palermo. Che, durante le indagini, trovano un’ambigua conferma di quella villeggiatura comune. Prova maligna perché intenzionale e non indipendente. Fonte, l’avvocato di Michele Aiello. Il legale dice di aver saputo dal suo assistito che, su richiesta di Pippo, Aiello ha pagato l’albergo a Marco. Forse, dicono gli investigatori, un residence nei dintorni di Trabia.

Michele Aiello, ingegnere, fortunato impresario della sanità siciliana, protetto dal governatore Totò Cuffaro (che, per averlo aiutato, beccherà 5 anni in primo grado), è stato condannato a 14 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso. Pippo è Giuseppe Ciuro, sottufficiale di polizia giudiziaria, condannato a 4 anni e 6 mesi per aver favorito Michele Aiello e aver rivelato segreti d’ufficio utili a favorire la latitanza di Bernardo Provenzano. Marco è Marco Travaglio.
Ditemi ora chi può essere tanto grossolano o vile da attribuire all’integrità di Marco Travaglio un’ombra, una colpa, addirittura un accordo fraudolento con il mafioso e il suo complice? Davvero qualcuno, tra i suoi fiduciosi lettori o tra i suoi antipatizzanti, può credere che Travaglio debba delle spiegazioni soltanto perché ha avuto la malasorte di farsi piacere un tipo (Giuseppe Ciuro) che soltanto dopo si scoprirà essere un infedele manutengolo?

Nessuno, che sia in buona fede, può farlo. Eppure un’”agenzia del risentimento” potrebbe metter su un pirotecnico spettacolino con poca spesa ricordando, per dire, che “la mafia ha la memoria lunghissima e spesso usa le amicizie, anche risalenti nel tempo, per ricattare chi tenta di scrollarsele frettolosamente di dosso” . Basta dare per scontato il “fatto”, che ci fosse davvero una consapevole amicizia mafiosa: proprio quel che deve essere dimostrato ragionevolmente da un attento lavoro di cronaca.

Cari lettori, anche Travaglio può essere travolto dal “metodo Travaglio”. Travaglio - temo - non ha alcun interesse a raccontarvelo (ecco la sua insincerità) e io penso (ripeto) che la sana, necessaria critica alla classe politico-istituzionale meriti onesto giornalismo e fiducia nel destino comune. Non un qualunquismo antipolitico alimentato, per interesse particolare, da un linciaggio continuo e irrefrenabile che può contaminare la credibilità di ogni istituzione e la rispettabilità di chiunque.

Questo ovviamente dovrebbe provocare lo sdegno del lettore: “Ah! Allora vedi che anche Travaglio ha degli scheletri nell’armadio! Vedi che anche lui, precisino e ligio com’è, ha avuto amicizie in odor di mafia o quanto meno chiacchierate! E fa anche il moralista con gli altri.” Altrettanto ovviamente D’avanzo dissimula, chiarisce che non è questo il suo scopo, ma è evidente che il messaggio è arrivato.

E’ cristallino però che una cosa sono i fatti relativi a Schifani,  i cui rapporti di socio in affari di gente in seguito condannata per mafia sono documentati in modo chiaro. Altra cosa è la vicenda legata Travaglio, non ben ricostruita, ambigua, legata a fonti discutibili. Per altro Schifani è parlamentare da lungo tempo ed è stato eletto presidente del Senato, Travaglio no.

Ci sono molti in Italia, che per un motivo o per un altro, non vogliono che trapelino determinate cose, e che le racconta e richiede di renderne conto ai cittadini è considerato il sabotatore da additare e screditare. E’ questo il succo della questione.

Se si continua giocare a questo gioco, allora verrebbe fuori che ognuno di noi ha scheletri da “nascondere”. Faccio outing: anche io alle scuole medie sono stato compagno di classe di un tal Giovanni “Piccola Mafia” e ho avuto stretti rapporti con un ragazzo, di nome Gianvito - il professore di italiano lo aveva affidato a me perché studiassimo insieme il pomeriggio, dato che lui era fra i più scarsi della classe e non era ben controllato dalla famiglia -, che 6 o 7 anni dopo è stato acciuffato per spaccio di stupefacenti. Ecco. Mo’ mi sono liberato e nessun potrà diffamarmi in tv.

Almodóvar a Cannes sull’Italia

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Berlusconi e il papa

links for 2008-05-13

La carta e le PA

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Brunetta ieri ha dichiarato fiero che nella pubblica amministrazione “la carta dovrà progressivamente sparire”. Al che i dipendenti hanno pensato dubbiosi “E noi come ci puliremo il culo? Col tappetino del mouse?”

links for 2008-05-12

Sulla vicenda Travaglio-Fazio-Schifani

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Mi pare che Sandro Ruotolo sul suo blog abbia sintetizzato benissimo la questione:

Dalle reazioni del mondo politico (e non solo) non ho capito se Marco Travaglio ha detto il falso o il vero da Fabio Fazio sabato sera. Tutti chiedono la sua testa. Ricapitoliamo i fatti. Lirio Abate e Peter Gomez scrivono sul loro libro “I complici” che l’attuale presidente del Senato Renato Schifani “negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di brookeraggio assicurativo Siculabrokers assieme al futuro boss di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa”.

Nel “Se li conosci li eviti” Marco Travaglio riprende questa notizia e, invitato da Fabio Fazio a “Che tempo che fa” a parlare del suo nuovo libro, cita questo episodio.

Apriti cielo! Non riprendo le dichiarazioni degli esponenti del Pdl e del Pd ma quella dello stesso Schifani che al Tg1 di ieri sera ha detto: “”Si tratta di fatti inconsistenti o manipolati che non hanno nemmeno la dignità per generare sospetto”. Che significa fatti inconsistenti o manipolati? Boh! Non mi risulta che su quei fatti ci siano state conseguenze giudiziarie. Ma quei fatti meritavano di essere conosciuti dall’opinione pubblica anche se non considerati reati? I  critici di Marco Travaglio sostengono che non si può  ”offendere o insultare qualcuno senza che questi abbia opportunità di contraddittorio”. Ma se Schifani si sentiva offeso e insultato perchè non ha querelato gli autori de “I complici” in libreria dal marzo del 2007? E che c’azzecca quel “vogliono minare il clima di dialogo e di confronto costruttivo che ha caratterizzato questo inizio di legislatura” sottolineato da Renato Schifani? Vorrei capire meglio dal presidente del Senato la sua opinione.

Dunque Travaglio durante la trasmissione - che ho visto in diretta, presagendo il putiferio che sarebbe sorto - ha riportato, parlando del suo libro, fatti citati dal libro scritto da Gomez e Abbate. Se questi fatti sono falsi, Schifani avrebbe dovuto querelare Abbate e Gomez, e di conseguenza anche Travaglio. Per il momento non lo ha fatto, sono passati due giorni da Sabato, ma qualche mese dalla pubblicazione de “I Complici”. Nessuno si è mosso.

Pertanto c’è da dedurre che i fatti sono veri: Schifani era in società con un boss mafioso, successivamente condannato per mafia. Travaglio non ha detto che Schifani è un mafioso e mi pare di ricordare che non abbia neanche pronunciato la parola “collusione” (il caso Totò “vasa vasa ” Cuffaro ci ha insegnato che c’è da festeggiare se non si è condannati per collusione ma solo per favori ad amici mafiosi). Per citare o riportare un fatto provato, che mi pare sia differente da un’accusa diffamante, non c’è bisogno di contraddittorio.

Insomma il marasma politico che ne è scaturito da tutte le parti è l’inizio ufficiale di un regime soft. Tra l’altro ora tutti, politici e gran parte della stampa, tentano di screditarlo. Basta leggere l’intervento di Facci su Macchianera. Ma ci si possono inventare tutte le bugie che si vogliono, ripeterle come un mantra, sperando che diventino verità accettate. Se i fatti su cui si discute sono falsi, qualcuno si dovrebbe aspettare una querela da parte di qualcun altro e un processo davanti alla magistratura. Ciò non è accaduto.

Perdere lo scudetto: si può fare!

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Il popolo romanista sogna, mentre quello juventino gufa e spera che domenica prossima si ripeta il 5 maggio di qualche anno fa: l’Inter può ancora perdere lo scudetto all’ultima giornata e la Roma può ancora vincerlo. A questo punto, vista la classifica, il prossimo turno si profila molto emozionante, poiché ci saranno 2 scontri incrociati: Catania-Roma e Parma-Inter. Inter e Roma si contendono lo scudetto, Catania e Parma la speranza di salvezza.

El Chiki Chiki di Rodolfo Chikiliquatre

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Dato che fra qualche giorno si terrà l’Eurofestival, il festival europeo della canzone pop - evento pressocché sconosciuto in Italia, ma molto seguito e sentito all’estero tanto da essere la trasmissione tv più seguita dopo gli eventi sportivi -, vi propongo la canzone che ha vinto le selezioni in Spagna, grazie al voto del pubblico da casa. Si chiama El Chiqui Chiqui ed è un reggaeton bislacco cantato in maniera volutamente oscena da un personaggio ancora più bislacco, Rodolfo Chikiliquatre (link).

Sulle prime gli amici spagnoli, a sentirli, erano a metà tra il divertito e lo scandalizzato del fatto che questo pezzo senza, a parer loro, nessuna possibilità di vittoria li difenderà al festival europeo. Temevano soprattutto che El Chiki Chiki potesse degradare l’immagine della Spagna all’estero. In realtà dopo un paio di mesi la canzone è entrata nella testa delle persone e ha scalato le classifiche spagnole. E’ riuscita anche nell’impresa di valicare i confini, diventando un tormentone (la cui onda non è giunta in Italia) perfino in Francia e in altri paesi europei.

Firefox 3 beta 5 + estensione del.icio.us

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Ho installato la versione beta 5 di Firefox 3 - uno spettacolo, è quasi pronto per il rilascio ufficiale - e in più sto provando l’estensione di del.icio.us per Firefox 3, che è ricca di funzionalità (addirittura una sidebar in cui fare un po’ di cose) e consiglio a chi utilizza molto questa piattaforma di social networking.