Alphakappa

L’arbitraggio di Dondarini in Reggina-Juventus

Posted by: AlphaKappa on: Febbraio 24, 2008

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(Via PaoloZiliani.it)

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Per chi non lo sapesse. L’arbitro Dondarini di Finale Emilia (Modena), divenne lo zimbello di tutti, nel pianeta-calcio, quando dalle intercettazioni di “Calciopoli” emersero due telefonate tra il Donda e il designatore Pairetto, prima e dopo un famigerato Sampdoria-Juventus 0-3, terza giornata del campionato-tarocco 2004-2005, una partita che il Donda pilotò con mano sicura, ligio agli ordini, per spianare la strada del successo alla Juventus di Moggi, Giraudo e Capello. In particolare: al minuto 19, sul risultato di 0-0, il Donda s’inventò letteralmente – alla De Santis – il rigore che consentì alla Juventus di sbloccare il risultato per un fallo in mischia visto solo da lui di Falcone (si suppone) su Emerson (si suppone). Le scene d’isterismo dei giocatori della Samp, continuamente vessati nel corso della partita, durarono dal 1° al 90° minuto. Per la cronaca: stiamo parlando del campionato che costò alla Juve la retrocessione dal primo all’ultimo posto in classifica e la caduta, imbarazzante, in serie B.

Oggi che il Donda, a 20 mesi dall’esplosione del più grande scandalo della storia del calcio (non solo italiano), è riuscito nell’impresa di condurre la Juventus alla sconfitta nell’intento – probabile – di purificarsi agli occhi di chi lo aveva deriso come arbitro servo e burattino nelle mani di designatori disonesti, vale la pena andare a rileggere le intercettazioni di allora. Per capire meglio che cosa succede oggi.

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Cos’è successo, dunque, in questi 20 mesi, nel cuore e nella testa del povero Donda, tuttora sotto inchiesta nel processo penale che si tiene a Napoli e assolto invece, come anima candida, nei processi-farsa della giustizia sportiva (unico arbitro condannato: De Santis)? Il povero Donda dev’essersi detto: mi hanno messo alla gogna come l’arbitro che faceva vincere la Juventus a comando; appena posso, dimostrerò a tutti che la Juve, se voglio, posso anche farla perdere. Tanto, Pairetto mi ha insegnato che si può “vedere anche quello che non c’è”. E per conseguenza, non vedere quello che c’è. Come Valdez che sgambetta in area Sissoko davanti ai tuoi occhi, per esempio. Basta chiuderli, gli occhi. E il rigore scompare!

Questo è il calcio italiano del dopo-Calciopoli. Un baraccone che non è stato in grado di disfarsi di gente come Dondarini – per non parlare del leggendario Trefoloni e di altri burattini – e che adesso, per la legge del contrappasso, cola a picco per la seconda volta, trascinato nell’abisso dalla zavorra di questa parte infetta di classe arbitrale.

 

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