Posted by: AlphaKappa on: Maggio 12, 2008
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Mi pare che Sandro Ruotolo sul suo blog abbia sintetizzato benissimo la questione:
Dalle reazioni del mondo politico (e non solo) non ho capito se Marco Travaglio ha detto il falso o il vero da Fabio Fazio sabato sera. Tutti chiedono la sua testa. Ricapitoliamo i fatti. Lirio Abate e Peter Gomez scrivono sul loro libro “I complici” che l’attuale presidente del Senato Renato Schifani “negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di brookeraggio assicurativo Siculabrokers assieme al futuro boss di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa”.
Nel “Se li conosci li eviti” Marco Travaglio riprende questa notizia e, invitato da Fabio Fazio a “Che tempo che fa” a parlare del suo nuovo libro, cita questo episodio.
Apriti cielo! Non riprendo le dichiarazioni degli esponenti del Pdl e del Pd ma quella dello stesso Schifani che al Tg1 di ieri sera ha detto: “”Si tratta di fatti inconsistenti o manipolati che non hanno nemmeno la dignità per generare sospetto”. Che significa fatti inconsistenti o manipolati? Boh! Non mi risulta che su quei fatti ci siano state conseguenze giudiziarie. Ma quei fatti meritavano di essere conosciuti dall’opinione pubblica anche se non considerati reati? I critici di Marco Travaglio sostengono che non si può ”offendere o insultare qualcuno senza che questi abbia opportunità di contraddittorio”. Ma se Schifani si sentiva offeso e insultato perchè non ha querelato gli autori de “I complici” in libreria dal marzo del 2007? E che c’azzecca quel “vogliono minare il clima di dialogo e di confronto costruttivo che ha caratterizzato questo inizio di legislatura” sottolineato da Renato Schifani? Vorrei capire meglio dal presidente del Senato la sua opinione.
Dunque Travaglio durante la trasmissione – che ho visto in diretta, presagendo il putiferio che sarebbe sorto – ha riportato, parlando del suo libro, fatti citati dal libro scritto da Gomez e Abbate. Se questi fatti sono falsi, Schifani avrebbe dovuto querelare Abbate e Gomez, e di conseguenza anche Travaglio. Per il momento non lo ha fatto, sono passati due giorni da Sabato, ma qualche mese dalla pubblicazione de “I Complici”. Nessuno si è mosso.
Pertanto c’è da dedurre che i fatti sono veri: Schifani era in società con un boss mafioso, successivamente condannato per mafia. Travaglio non ha detto che Schifani è un mafioso e mi pare di ricordare che non abbia neanche pronunciato la parola “collusione” (il caso Totò “vasa vasa ” Cuffaro ci ha insegnato che c’è da festeggiare se non si è condannati per collusione ma solo per favori ad amici mafiosi). Per citare o riportare un fatto provato, che mi pare sia differente da un’accusa diffamante, non c’è bisogno di contraddittorio.
Insomma il marasma politico che ne è scaturito da tutte le parti è l’inizio ufficiale di un regime soft. Tra l’altro ora tutti, politici e gran parte della stampa, tentano di screditarlo. Basta leggere l’intervento di Facci su Macchianera. Ma ci si possono inventare tutte le bugie che si vogliono, ripeterle come un mantra, sperando che diventino verità accettate. Se i fatti su cui si discute sono falsi, qualcuno si dovrebbe aspettare una querela da parte di qualcun altro e un processo davanti alla magistratura. Ciò non è accaduto.